Ecologico, etico, naturale: cosa significa sostenibile?

Sentiamo spesso parlare di sostenibilità, ultimamente, ma cos’è un prodotto sostenibile?

Uniformare il glossario sulla sostenibilità e capire il vero significato di questa parola ci metterebbe in una condizione meno esposta al Greenwashing che molte aziende stanno utilizzando nelle loro campagne di comunicazione.

Da qualche anno si parla di moda sostenibile. Personalmente ho cominciato ad avere a che fare con l’argomento occupandomi della produzione di alcuni grandi brand del lusso nel 2013: inizialmente era soprattutto focalizzata sul progetto della Comunità Europea Horizon 2020, il quale mirava a innovare le aziende portandole a evitare di utilizzare le sostanze pericolose, raggruppate in un elenco chiamato MRSL.

In quegli anni si è legato il concetto di “responsabilità ambientale” a quello di “sostenibilità”, e sulla base di queste linee guida sono nate certificazioni dedicate alle materie prime e alle aziende, anche in scia alla campagna Detox my fashion, ovvero, “disintossicare la moda”. Una campagna lanciata nel 2011 da Greenpeace Germania, che individuava una serie di obiettivi che le aziende avrebbero dovuto raggiungere entro il 2020.

In particolare, il report Destination zero – Seven years of detoxing the clothing industry  illustrava i passi avanti e quelli ancora da compiere da parte delle 80 aziende che avevano deciso di raccogliere la sfida e di impegnarsi per eliminare dai processi produttivi degli abiti ogni sostanza nociva per l’uomo e per l’ambiente.

Detox my Fashion 2020”, il progetto di Greenpeace
La Campagna Detox my Fashion di Greenpeace

Il comprendere che queste sostanze avrebbero avuto impatti sulla salute, oltre che sugli ecosistemi, è stato un passaggio naturale. Così in tanti hanno cominciato ad approfondire le leggi e i regolamenti che avrebbero dovuto tutelarci. Scoprendo che al momento l’unico strumento che abbiamo per proteggere la nostra salute è il denaro. Perché solo spendendo di più evitiamo di farci del male. Oggi, infatti, sul mercato si trovano capi economici che, se testati, si rivelano pericolosi, portando così in evidenza il fatto che il diritto alla salute ce lo ha solo chi se lo può permettere.

Ma la tempesta che travolse il glietterato mondo della moda quello stesso 2013 non venne generata dalle questioni ambientali: il 24 aprile di quell’anno a Dacca, in Bangladesh, l’edificio Rana Plaza crollò, inghiottendo le migliaia di lavoratori impiegati nel polo produttivo. Uccidendo 1.138 persone e ferendone gravemente altre 2.515. La tragedia avrebbe potuto essere trascurata, come spesso succede in questo lato di mondo, se le televisioni non avesso mostrato le etichette dei brand occidentali che noi eravamo abituati ad indossare. Sventolavano fra le macerie.

Rana Plaza, un anno fa il tragico crollo - Rai News
Le macerie del Rana Plaza – immagine Rai

Quel disastro mostrò il lato sommerso, atroce e ipocrita – fatto di abusi, complicità e torture – che c’era dietro a quei cartelloni giganti e patinati che ritraevano bellissime modelle strapagate, che vestivano i panni dei nostri sogni.

Al disastro del Rana Plaza sono seguiti altri incendi (nell’azienda Tazreen, ad esempio, poco dopo) e incidenti che fecero emergere tutto il marcio di un sistema fatto di contenitori vuoti di cui nessuno ha responsabilità, né sa niente, grazie alle assegnazioni dei subappalti di subappalti di subappalti che fanno perdere le tracce di chi fa cosa, con l’unico obiettivo di avere la mano d’opera al prezzo più basso possibile. Ma il vero prezzo pagato, ancora oggi, sono i diritti.

Tutto questo ci insegna che non può esistere “sostenibilità” se i lavoratori della filiera non vivono condizioni umane accettabili, se non sono retribuiti con salari dignitosi e se non lavorano in condizioni rispettose.

Quando un marchio ci dice che il suo prodotto è sostenibile deve necessariamente darci trasparenza sull’origine e la gestione dei suoi componenti sotto tutti questi aspetti. Non è un aspetto trascurabile: è il minimo che ci si deve aspettare.

Un prodotto sostenibile è per definizione qualcosa che, in modo tracciabile, dimostrabile e trasparente, non ha dannaggiato l’ambiente o le persone in nessuno dei processi necessari alla sua realizzazione e il suo smaltimento futuro non rappresenta un problema ambientale.